Abbiamo un debito con il demone zoppo ?

Ubaldo SANZO
Università del Salento

1. I grandi personaggi della storia sono accomunati da una medesima sorte: possono essere odiati o adorati, mai ignorati. Questa considerazione diventa addirittura emblematica, nel caso tutto particolare di Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord. Pensate! Il termine “camaleontismo politico” è stato coniato dai suoi denigratori. Questi storici considerano, infatti, lo sviscerato amore per il potere la sola causa dell’incoerenza politica di Talleyrand. È una sentenza senza appello: Talleyrand avrebbe servito la Chiesa sotto l’Ancien Régime, la democrazia durante la Rivoluzione, quindi Napoleone ai tempi dell’Impero e, infine, Luigi XVIII, con la Restaurazione, solo e soltanto per perseguire i propri personali interessi. Sul fronte opposto, non può dirsi che i giudizi siano meno categorici. Molti storici lo considerano il più “fedele” servitore della Stato. Per dimostrarlo, ricordano che, solo ed esclusivamente grazie alle capacità diplomatiche di Talleyrand, il Congresso di Vienna ha consentito alla Francia di conservare i confini acquisiti prima della fondazione dell’Impero. Secondo Capefigue, questa sorta di miracolo di raffinatezza intellettuale eleverebbe Talleyrand addirittura al rango di uno dei più significativi fautori della grandeur nazionale. La troppo vistosa contraddizione suggerisce di accogliere i giudizi degli storici con estrema prudenza. Questo breve intervento, comunque, rifugge dalla tentazione di prendere posizione sull’uno o sull’altro fronte. Esso si propone un obiettivo estremamente limitato. Mirerebbe a comprendere se una particolare iniziativa, presa da Talleyrand in epoca rivoluzionaria, sia alle origini di certe convinzioni, che hanno decisamente influenzato la politica culturale europea, nel periodo a cavallo fra i secoli XIX e XX.

2. Eletto deputato agli Stati Generali, quale membro del Clero, il 14 luglio 1789 Talleyrand entra a far parte del Comité de la Constitution de l'Assemblée Nationale. In questa veste, nei giorni 10 e 11 settembre 1791, egli sottopone all’attenzione dei deputati un progetto di riforma dell’istruzione. A suo stesso dire, il provvedimento rivestirebbe carattere d’urgenza per diverse ragioni. Nella Francia di quegli anni, l’istruzione è preclusa alla maggior parte dei cittadini. A certi privilegiati, viene elargita in maniera insufficiente, oltre che carica di pregiudizi e di convinzioni fuorvianti. Le nozioni impartite ai fanciulli, per altro verso, non hanno alcun legame con la realtà sociale nella quale essi, divenuti adulti, si troveranno a operare. Infine, ma non per ultimo, l’istruzione è imbevuta di spirito “monastico”, utile solo per soggetti destinati a vivere in un convento. La nuova costituzione – osserva ancora Talleyrand - limita i poteri del re e affida al popolo nella sua interezza la gestione della vita politica. Si può veramente credere – si chiede l’oratore - che il popolo possa legiferare, se resta nell’ignoranza più totale. È un dovere morale e irrinunciabile, dopo avergli conferito il potere politico, offrirgli l’opportunità di gestirlo con la dovuta saggezza. L’idea di fondo è questa: se il suffragio è universale, l’educazione deve essere universale. Non risolvendo siffatta equazione, libertà e uguaglianza resteranno lettera morta. Per queste ragioni, l’istruzione è dovuta indistintamente a tutti, prescindendo dall’età e dal sesso. Lo scopo primario del progetto di Talleyrand è politico: l’educazione deve formare cittadini. Fare conoscere a tutto il popolo la costituzione, equivale a metterlo nelle migliori condizioni, perché esso possa difenderla e migliorarla. La grana fine del pensiero di Talleyrand emerge, quando egli parla dei limiti del lavoro della costituente: riformare non deve significare imporre regole alla posterità. La politica è strettamente connessa allo sviluppo della società. Pertanto, ogni riforma è temporanea e provvisoria. I criteri generali, che la guidano, costituiscono una sorta di cornice teorica, sempre passibile di trasformazioni. La presa di coscienza liberale è, comunque, ben presente: abolire gli ostacoli che impediscono agli individui di affermare la propria libertà politica ed economica, non può e non deve significare abolire le differenze. Distruggere l’ignoranza – spiega Talleyrand - non può voler dire eliminare la genialità.

3. I gradi d’istruzione previsti sono quattro. La scuola per tutti, primaria o elementare, deve essere presente in ogni “cantone”, cioè presso ogni assemblea primaria. Questo grado d’istruzione deve costituire soltanto una parziale vittoria sull’ignoranza. Le scuole cantonali non devono solo insegnare a leggere, scrivere e far di conto, come avveniva nelle vecchie scuole religiose. I ragazzi devono studiare storia, geografia, lingua francese, religione, morale e politica. Il grado successivo è costituito dall’istruzione media o secondaria. Un tale tipo di scuola deve essere presente in ogni distretto o capoluogo di arrondissement. Essa dovrà impartire l’insegnamento della lingue antiche e di una lingua viva, della storia universale, della religione e dei diritti politici. Gli insegnamenti dovranno essere strutturati per corsi e non per classi. Una tale innovazione, secondo Talleyrand, dovrebbe creare, da un lato, un più stretto rapporto fra discente e docente, dall’altro, dovrebbe responsabilizzare al massimo gli insegnanti. Le scuole del terzo livello devono preparare i giovani a quattro diverse professioni: religione, diritto, medicina, arti militari. Dovranno essere istituite quattro scuole di medicina, venti di diritto, ventitre scuole militari. Gli studi di teologia devono, invece, insegnare la morale evangelica, la tolleranza, il dovere e la disciplina. Queste “scuole speciali” devono essere presenti in ogni capoluogo di département. L’elite intellettuale troverà, invece, la propria collocazione a Parigi, in un Institut national, unico depositario dell’istruzione superiore. L’Istituto nazionale formerà gli uomini di alta cultura, coloro, cioè, che sono destinati a fare progredire le lettere, le arti e le scienze. La massima autorità scolastica dovrebbe essere costituita da un consesso di sei commissari di nomina regia. Questo organismo avrebbe anche l’onere di fornire annualmente una relazione sullo stato dell’istruzione nell’intera nazione. I professori, scelti con cura da questa autorità, saranno di nomina regia. Non sono inamovibili ma devono essere garantiti da possibili abusi. Dovranno essere istituiti premi d’incoraggiamento per coloro che s’impegnano maggiormente e che mettono in atto nuove metodologie educative. Il tema della lingua nazionale è particolarmente vivo nel progetto di Talleyrand. Il desiderio di unità del Paese gli suggerisce di distruggere i dialetti, causa di divisione e residuo di feudalità. L’uniformità della lingua – egli scrive – è necessaria per consolidare l’amalgama politico: la lingua della schiavitù non può essere la stessa di quella della libertà. L’ignoranza della lingua nazionale è un danno irreparabile: bisogna mettere gli abitanti delle campagne più remote nella condizione di comprendere appieno i propri diritti e i propri doveri, nelle forme in cui saranno promulgati dalle leggi.

4. Dopo avere ascoltato l’esposizione dei trentacinque paragrafi dei quali si compone il progetto, l’Assemblea Costituente, stante la delicatezza del tema, ne rinvia l’approvazione alla seduta del 25 settembre 1791. In questa circostanza, il deputato François Buzot, noto esperto di diritto, pur lodando l’intento del progetto di Talleyrand, perché è «mirato a mettere l’educazione alla portata del popolo», obietta che, essendo ormai imminenti le elezioni della nuova Assemblea Nazionale, manca il tempo per discussione ampia, seria e approfondita. Propone, pertanto, di «non fare niente, dato che non c’è il tempo per operare al meglio». Talleyrand chiede allora che, pur senza entrare nello specifico dei singoli punti del progetto, l’assemblea si pronunci sulla questione vitale per il futuro politico del paese: la creazione della scuola pubblica cantonale gratuita. Il suo appassionato discorso conquista l’incondizionato appoggio dal deputato Bon Albert Briois de Beaumetz, il quale riconosce che la sola garanzia dell’uguaglianza politica, stabilita dalla nuova costituzione in linea di principio, è un sistema educativo che metta l’istruzione pubblica nel suo complesso a disposizione di tutta la popolazione, prescindendo da ogni e qualsiasi differenza. Il risultato finale è alquanto deludente. L’assemblea si limita a lodare l’iniziativa di Talleyrand, ne ordina la pubblicazione e la distribuzione a carico della spesa pubblica ma precisa che essa, non deve costituire, in nessun caso, un precedente per la “rigenerazione dell’educazione” in Francia. Il giorno successivo si decise di rinviare l’esame del testo nella prossima riunione ma il 30 settembre l’Assemblea costituente cessò di esistere. L’Assemblea Legislativa si mostrò subito poco propensa a raccogliere l’eredità della costituente. Accadde così che il lavoro di Talleyrand, certamente all’avanguardia per la lungimiranza politica, anche se enfatico e poco percorribile sotto il profilo della pratica attuazione, non ha mai avuto l’onore, che invece avrebbe meritato, di essere sottoposto a un esame dettagliato. La lettura del testo, comunque, colpisce per alcuni spunti di modernità, di saggezza e di moderazione. L’Abbé Henri Grégoire, che ha realizzato la rivoluzionaria riforma della scuola francese nel periodo del Terrore non nasconde, nella propria relazione, il debito contratto con Talleyrand.

5. La grande novità del progetto non è solo l’istituzione della scuola cantonale, aperta a tutti coloro che abitano negli angoli più remoti del paese, né il fatto che essa debba essere estesa agli operai già adulti e alle donne. Principî di un tale genere circolavano al tempo dei lumi. Talleyrand vi aggiunge di suo l’idea che la scuola cantonale deve esser gratuita. Non è tutto. Spiega ancora che il suo assoluto rispetto della libertà individuale gli ha impedito di prevedere che l’istruzione elementare debba anche essere obbligatoria. Questo criterio della gratuità non vale, invece, per gli altri gradi dell’istruzione pubblica. Chi aspira a conseguire una professione liberale deve, secondo Talleyrand, provvedere alla propria istruzione con mezzi propri. Si fa salvo il caso di eccezionali talenti, per i quali è necessario istituire delle borse di studio nazionali.

6. Nel corso di una gradevole chiacchierata svoltasi in uno dei celebri caffé del Boulevard Saint Germain, in un tiepido pomeriggio d’autunno, un collega che insegna storia moderna alla Sorbonne mi ha messo a parte di una confidenza. «Finito il liceo» mi raccontava «ritenevo che il solo uomo politico della Rivoluzione fosse Robespierre, perché era stato l’unico a prestare attenzione all’interesse generale. Lentamente, ho cambiato opinione. Pretendere d’incarnare l’interesse generale, farsi campione della virtù, come fece l’incorruttibile, conduce inevitabilmente al totalitarismo, perché nessuno può essere né depositario, né interprete dell’opinione pubblica». Non essendo un professore di storia politica, non sono in grado di stabilire se avesse ragione.